monumento-caduti-bnPercorrendo la via Vicarese, che da Pisa porta a Vicopisano, più o meno al centro del suo tragitto paesano non si può evitare di notare, incastrato a ridosso del monte e circondato da un semicerchio di cipressi pluridecennali e di grosse aiuole di palme nane, un monumento in marmo bianco. È il Monumento ai caduti della Grande Guerra. Fu eretto dopo la fine della Prima Guerra Mondiale, con lo scopo di serbare, scolpiti in una lastra metallica inglobata nel marmo, i nomi dei giovani ulivetesi che furono chiamati alle armi durante la coscrizione del 1915 e che morirono nell’immane carneficina sui monti del Carso. Il Viale della Rimembranza, che si apre proprio di fronte al Monumento ai Caduti, fu così intitolato per lo stesso scopo e con lo stesso scopo furono piantati gli alberi che ancora oggi adornano lo spazio verde al lato sinistro del viale prima di Piazza della Vittoria. Oggi, l’opera ha assunto simbolo di monumento ai caduti di tutte le guerre. Tradizionalmente Uliveto è stato luogo di edificazione per tre chiese: S. Salvatore, S. Prospero e Vito e S. Martino al Bagno Antico. La chiesa di S. Salvatore è nota dal 1096. Più volte danneggiata dalle piene dell’Arno, è stata sempre ricostruita e sempre più verso il monte, fino al 1854, quando venne definitivamente demolita e ricostruita incastrata nel monte, nella posizione più elevata che si potesse trovare. I resti della penultima, di aspetto romanico, sono ben visibili davanti alla chiesa odierna, dalla parte opposta della strada. Il nuovo edificio fu eretto dall’architetto pesciatino Pietro Bernardini, su incarico di Benedetto e Andrea Upezzinghi, i medesimi proprietari della ‘torretta’ di Caprona. La chiesa di San Prospero e Vito non esiste più. Anch’essa distrutta più e più volte dall’Arno fin dal 1200, ha resistito fino al 1463, quando il vescovo di Pisa decise di unire la sua invocazione a quella di S. Salvatore. I resti dell’antica chiesa sono visibili ancora oggi in una parete che si affaccia sulla via XX settembre. Costruita attorno al IX° secolo, la chiesa romanica di San Martino al Bagno Antico è forse l’edificio più antico del paese. Durante la visita pastorale del 1463, quella in cui si decise di unificare S. Salvatore con S. Prospero e Vito, viene descritta ormai in rovina. Ci pensò la famiglia Lanfreducci, nel 1605, a restaurarla, per poi passarne la proprietà, nel secolo successivo, ai Lanfranchi. I restauri, molto più accurati, del 1964 l’hanno riportata al primitivo aspetto di tempio medievale in stile romanico. Fa bella mostra di sé nel Parco Termale. Alla fine del medioevo, ma probabilmente all’inizio dell’età moderna, risale invece la chiesa della SS. Annunziata. Recentemente restaurata nella facciata, la chiesa è stata per molto tempo lasciata in stato di semiabbandono. Si trova nel quartiere omonimo, che gli ulivetesi chiamano ‘alla Madonna’, fra Uliveto e Caprona. Le cronache attestano di una iscrizione sulla facciata, oggi purtroppo scomparsa che recitava : “ Torna tornando al sol l’ombra sparita, ma non ritorna a noi l’età smarrita”. È dalla chiesa della SS. Annunziata che parte la processione per la celebrazione della festa patronale, appunto Maria Santissima Annunziata, la seconda domenica seguente a quella di Pasqua. Uliveto non ha, dunque, una data ‘fissa’ per la sua festa patronale. Forse questo è uno dei motivi per cui questa ricorrenza, un tempo celebrata anche con una regata di barcaioli in Arno, è stata per molti versi accantonata.