I Monti PisaniUliveto Terme è addossato alla parete sud-ovest del Monte Pisano, o Monti Pisani, al plurale, come è uso denominarli a Pisa. La parte di monti che sovrasta Uliveto è formata da dolomia grigia e calcare massiccio di età mesozoica (l’età dei cosiddetti dinosauri). Fino a pochi anni fa presentava un aspetto stepposo, dove il grigio delle sassaie era predominante sul verde scuro dei cespugli spinosi e dei ciuffi di erica. Era l’abitudine, o meglio sarebbe chiamarla necessità, alla raccolta di legna da ardere che rendeva la parete del monte così povera di vegetazione. Negli ultimi vent’anni o poco più il monte si è rinverdito. La formazione di un suolo, dopo un lento avvio, sta cominciando a permettere la crescita di piante di più alto fusto, sostanzialmente pini e qualche raro cipresso. La parte inferiore, a ridosso dell’abitato, è caratterizzata dai terrazzamenti che sostengono la coltura dell’olivo. Le specie di olive coltivate a Uliveto sono la Leccina e la Moraiola che danno un olio di qualità veramente eccellente. Nel calcare massiccio della parte più a sud del monte ulivetese si apre il grande squarcio della ex cava. Da qui si ricavava materiale per malta cementizia e cemento, come anche grandi blocchi per le scogliere frangiflutti della costa. Le rocce che compongono il massiccio dei Monti Pisani sono di origine sedimentaria. Molte hanno subito un processo di metamorfismo per compressione, originato dalla spinta che ha elevato il sistema appenninico di cui il Monte Pisano fa parte geograficamente e geologicamente, ma non è il caso della parte di monte che sovrasta Uliveto. Qui si trovano invece affioramenti di calcare grigio cosparso di cellette e di buchi, che i geologi chiamano ‘calcare cavernoso’, indice della formazione di questo monte in un ambiente soprasalato o salmastro di laguna costiera, sottoposto ad una forte evaporazione. Alle spalle del monte di Uliveto (i cosiddetti ‘monti bianchi’) si trova il monte Verruca, con la sua altezza di circa 600 metri, composto da una roccia conglomeratica silicea, dura, nota anche nella letteratura geologica ufficiale come ‘verrucano’ e usata da sempre dai collinari dei Monti Pisani per costruire le macine dei mulini. La cima più alta dei Monti Pisani è, come si sa, il Monte Serra, mentre la parete delle cave di Uliveto, strapiombante sul piazzale sottostante si erge, nel suo punto più alto, a 175 metri di quota. Dal punto di vista geomorfologico, la natura del calcare dei monti ulivetesi è carsica, e questo spiega anche una certa lentezza nella formazione di un suolo che permetta la crescita della vegetazione. Le grotte e le cavità sono numerose. Quella principale è la ‘buca dello Strinato’, posta ad una settantina di metri di quota e usata come rifugio dagli abitanti del paese che, nella Seconda Guerra Mondiale, vi cercavano scampo dai cannoneggiamenti. Un altro interessante luogo è ‘il rotto’, con la ‘buca del Pippi’, situata a sud della parete della cava; una grotta, o meglio, una cavità che si trova su una parete rimasta scoperta a causa di una faglia distensiva che ha, per così dire, ‘spezzato’ l’unità del monte lasciandovi una cicatrice, che i geologi chiamano ‘specchio di faglia’, nella quale si apre questa grotta. La sua posizione, la sua quota relativamente bassa e la sua vicinanza alle sorgenti che sgorgano ai piedi del monte, fanno supporre che sia stata un rifugio per cacciatori paleolitici, la cui presenza è testimoniata nei dintorni con certezza. Ricerche in questo senso non sono mai state approfondite. L’impressione che il visitatore ne ricava, confermata dai commenti di molti, è comunque quella di trovarsi immersi in un ambiente naturale tipico di un’età remota.