arnoIl fiume Arno segna il limite occidentale del paese di Uliveto e del suo territorio. L’aspetto attuale del fiume è il risultato dei rimaneggiamenti e dei lavori idraulici intrapresi nella pianura di Pisa dal governo pisano prima, mediceo poi, e da ultimo lorenese, e proseguiti oltre l’unità d’Italia. Specificatamente l’Arno, come oggi lo vedono gli ulivetesi, è il risultato dei lavori di restringimento e di regolazione dell’alveo intrapresi fra Pontedera e la foce dal 1840. Lo spostamento degli argini verso il fiume, se ha comportato una riduzione dello spazio di espansione delle piene, ha aumentato il terreno di colmata. E’ grazie a questi rimaneggiamenti del percorso fluviale, infatti, che fu possibile costruire a Uliveto i primi impianti termali industriali, sorti su un terreno di colmata strappato al fiume. L’alveo del fiume è stato modificato poi anche successivamente nel 1851, con l’eliminazione dei tracciati, i cosiddetti ‘paleoalvei’, di Lugnano e di Mezzana, nonché con l’eliminazione definitiva di un fenomeno di intrecciamento proprio a Uliveto, allorché il fiume passava sia a sinistra, come ora, sia a destra dell’attuale cimitero del paese. Il ramo di destra, benché attivo solo in caso di piena, è stato asciugato ed eliminato definitivamente. Nel 1857, in occasione della costruzione della ‘botte’ dell’Emissario di Bientina, l’Arno è stato spostato ulteriormente a sud a monte di Uliveto e di San Giovanni. L’Arno è un fiume a carattere torrentizio, e dunque ha portate d’acqua estremamente variabili in dipendenza della durata e dell’intensità delle precipitazioni. Nei mesi di luglio-agosto, a parte un tratto tradizionalmente profondo a ridosso dello stabilimento di imbottigliamento dell’acqua di Uliveto, poca acqua scorre in Arno, addirittura al di sotto della cosiddetta portata minima; l’acqua, profonda poche decine di centimetri, ristagna e spesso lascia affiorare isole di sabbia. Generalmente il livello torna a risalire in occasione del massimo autunnale di precipitazione. Intempi moderni Uliveto non è mai finito sott’acqua, e questo grazie anche alla possente arginatura completata a più riprese, dopo le piene del 1919 e 1924. Gli ulivetesi vogliono osservare il loro fiume al sicuro, riparati dietro quel loro muraglione che li ha protetti durante le terribili notti del novembre 1966, nonché dalla piena eccezionale del 1992. Una volta impareggiabili barcaioli, ora gli ulivetesi guardano al fiume solo come ad un elemento irrinunciabile del loro paesaggio quotidiano, e lo attraversano, sui tradizionali barchetti, solamente alla metà di agosto, in occasione della tradizionale fiera-mercato che si tiene nella dirimpettaia frazione di San Casciano.