uliveto1Del paese di Uliveto, o del luogo chiamato “Oliveto”, si sente parlare per la prima volta nel 780, anno della fondazione della Abbazia di San Savino (oggi a Montione, comune di Cascina), che alcuni ritengono sia avvenuta proprio nel luogo che sarebbe diventato, poi, Uliveto. Si sa che nell’850 il vescovo di Lucca affidò in affitto dei terreni coltivati ad ulivi in un luogo detto ‘Oliveto’, stretto fra il monte Pisano e l’Arno, ma di certo si sa che esisteva un ‘Oliveto’ già nel 970, come testimoniato da un atto di trasferimento di proprietà ecclesiastiche firmato da Alberico, vescovo, questa volta, di Pisa. Sia come sia, le origini di Uliveto sono da ricercarsi negli anni del medioevo più cupo, prima dell’ascesa della potenza marinara di Pisa. La sua chiesa più antica, quella di San Martino al Bagno Antico, posta oggi nel parco delle Terme, risale ai primi anni del X° secolo o addirittura a quelli immediatamente anteriori. Nel corso dei secoli medievali, Uliveto si è articolato nelle adiacenze di tre chiese: quella citata di San Martino, quella di San Prospero e Vito e quella del SS. Salvatore. Distrutta a più riprese, la chiesa di San Prospero, posta sotto la pievanìa di San Cassiano, sulla riva sinistra dell’Arno, ebbe l’invocazione, nel tardo medioevo, unificata a quella di SS Salvatore , la cui chiesa era stata costruita più a monte per ripararla dalle continue piene dell’Arno. Oggi la troviamo proprio addossata al monte, affacciandosi sulla strada Vicarese che da Pisa porta a Vicopisano. Una terza chiesa, quella della Santissima Annunziata, sorse nel quartiere omonimo a nord di Uliveto, dopo la distruzione di quella di S. Prospero. Essendo Uliveto un borgo che non poteva essere scorto dalla cima della fortezza della Verruca, per assicurare continuità di controllo sulla via pedemontana vi si eressero, agli albori del sorgere di Pisa, due torri di avvistamento militari. I resti di una di esse sono ancora riconoscibili a ridosso della Vicarese in una casa poco prima di arrivare alla chiesa. Anche i resti di un monastero-ospitale sono riconoscibili in una delle prime case del paese, entrandovi provenendo da Caprona, ma anche per questa costruzione l’incertezza è grande; infatti c’è chi ritiene trattarsi di una dipendenza del monastero di San Michele in Verruca – dunque anteriore all’anno 1000 – e chi invece nega questa tesi.

Le vicende storiche che interessarono il territorio della pianura pisana, con le battaglie fra Pisa e Firenze e fra Pisa e Lucca nel medioevo, non riguardarono il piccolo borgo di Uliveto, un pugno di case addossate alle chiese in un’epoca in cui si ricercava l’isolamento tramite la pratica mistica dell’eremitaggio in luoghi appartati o semiselvaggi, come, appunto, era Uliveto. Le sole attività degne di nota, e questo fin dai tempi etrusco-romani, furono lo sfruttamento della roccia per farne materiale edilizio e l’utilizzo dell’acqua delle polle, che risaliva a temperature comprese fra 27°C e 37°C (queste ultime, chiamate ‘crateri’, successivamente sono state coperte) e che aveva grandi capacità curative per le malattie della pelle. Fino all’età lorenese, Uliveto è stato un borgo marginale nel territorio di Pisa, ma ha assunto notevole importanza al mutare dei costumi imposto dall’accelerazione tecnologica della rivoluzione industriale. L’importanza della produzione di materiale per l’edilizia, cavato dal monte da tempo immemore, e il trasporto di questo materiale ai porti fluviali di Pisa come a quello di Livorno, attraverso il Canale dei Navicelli, ha dato a Uliveto una notevole rilevanza dal punto di vista industriale. Le attività di cavatori e navicellai (il ‘navicello’ è il tipico veliero fluviale del Valdarno e della bassa Val di Serchio), soppiantarono, già dal 1700 col piccolo porto fluviale, quelle tradizionalmente legate alla coltura dell’ulivo leccino, che ha dato il nome al paese.

Gli ulivetesi sono conosciuti, da sempre, come cavatori e navicellai, attività di tipo industriale in un territorio ancora dedito all’agricoltura fino ai giorni nostri. L’attività di sfruttamento, per così dire, “moderno” delle acque termali risale ai primi anni del XIX° secolo, quando si realizzarono impianti per il soggiorno e la cura della clientela termale da parte dei proprietari delle terme, la famiglia Grassi-Mariani. Da allora, l’attività di commercializzazione dell’acqua di Uliveto ha conosciuto un costante incremento. È invece stata abbandonata l’attività di trasporto del materiale di cava sull’Arno, tramite il navicello, sia perché lo sviluppo della viabilità e dei motori a combustione interna ha reso tale attività antieconomica, sia perché, dopo la Seconda Guerra Mondiale, le rovine dei ponti sull’Arno, primo fra tutti quello di Caprona, hanno disseminato il fiume di punti nei quali la navigazione di un natante di dimensioni comunque non trascurabili, come il navicello ulivetese, è divenuta impossibile. Il capitolo finale sulle attività tradizionali ulivetesi è stato poi scritto nel 1986 con la definitiva chiusura delle cave di calcare.