torrettaLa torre di Caprona, detta localmente “la torretta” e conosciuta dagli storici come ‘Torre degli Upezzinghi’ domina uno spuntone di calcare marnoso che sovrasta la confluenza dello Zambra, che scende dai Monti Pisani, con l’Arno. La presenza del forte di Caprona è attestata fin dal 1051. Il forte faceva parte delle opere difensive di Pisa, assieme alla rocca della Verruca, poste a guardia della pianura dell’Arno. La Rocca della Verruca, postazione principale, era collegata al forte di Caprona tramite due torri, una in pianura e una in altura, situate a Uliveto e che permettevano di sorvegliare zone non direttamente osservabili dalla rocca. I resti di una delle due torri sono ancora individuabili a Uliveto, sulla via Vicarese. Il forte di Caprona, punto quanto mai strategico per chi volesse dirigersi a Pisa, venne assalito nell’agosto del 1289 da un esercito della lega Guelfa, composto da lucchesi e fiorentini e guidato da Nino Visconti. Fra gli assalitori, forti di 400 cavalieri e 2000 fanti, vi era anche Dante Alighieri, che nel XXI° canto dell’Inferno, a proposito del timore di non veder rispettati i patti di tregua, ricorda l’episodio con i versi: “così vid’io già temer li fanti ch’uscivan patteggiati di Caprona veggendo sé fra nemici cotanti”. I pisani, asserragliati nel forte, dovettero arrendersi, e lo fecero dopo aver stipulato un patto di clemenza con gli avversari. Uscendo dal forte, però, il timore che i fiorentini non rispettassero il patto era grande, in quanto più d’una volta erano venuti meno alla parola data. La guerra con Firenze e con i guelfi continuò, con fasi alterne, per altri duecento anni e i fiorentini, nel 1433, smantellarono definitivamente il forte di Caprona. Cosimo III° Medici ordinò la costruzione di un palazzo nelle vicinanze dei ruderi del vecchio forte, ma la costruzione non fu mai portata a termine ed i resti, ancora visibili nei primi anni ’50 del XX° secolo, sono stati distrutti dall’avanzamento della cava. Erano chiamati, in loco, ‘il palazzaccio’. Anche la torre che oggi ammiriamo non è la torre del vecchio forte pisano, bensì quanto resta di un castello fatto costruire, agli inizi del XIX° secolo, dalla famiglia pisana degli Upezzinghi, gli stessi che commissionarono la costruzione della chiesa di S. Salvatore a Uliveto. Anche il castello è stato divorato dalla cava e la torre, copia fedele di quella medievale, è l’unica testimonianza rimasta. Oggi la cava è chiusa e la torre poggia su uno sperone a strapiombo fratturato e instabile. In attesa di un restauro che si presenta estremamente difficoltoso e dispendioso, data la posizione precaria occupata dalla ‘torre di Dante’, l’edificio continua a caratterizzare l’abitato di Caprona dando un connotato paesaggistico di notevole impatto a questa parte dei Monti Pisani, visibile da Pisa e, nelle giornate più terse, anche dalla costa.

 

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